| Prodotto
in provincia di Ragusa, in molteplici varietà, un tempo
era preparato dalle donne, che portavano l’impasto da
cuocere nei forni in pietra alimentati con fuoco di legna.
L’aggiunta alla semola di grano duro di conferiva al
pane una più lunga conservabilità.
L’impasto odierno è costituito da farina di semola
di grano duro, sale e acqua Il lievito usato comunemente è
quello di birra, anche se non pochi fornai stanno tornando
al lievito madre, il cosiddetto crescente. I pani, del peso
di circa mezzo chilo, sono modellati prevalentemente a forma
di esse. La cottura, della durata di circa 45 minuti, avviene
in forni di pietra con fuoco diretto di legna (gusci di mandorle
e, in misura minore, rametti di olivo e arancio). Il prodotto
che si ottiene presenta mollica compatta e crosta sottile
e morbida.
Da qualche anno si sta assistendo a un rinnovato interesse
da parte dei consumatori, favorito da una ristrutturazione
dei vecchi forni e da una maggiore attenzione agli aspetti
igienici della lavorazione.
Il pane casereccio prodotto in provincia di Ragusa rientra
quindi nella categoria delle specialità che rischiano
l’estinzione. La preparazione artigianale ancora prevalentemente
manuale, i tempi di preparazione abbastanza lunghi, le rese
produttive più basse ne hanno relegato la produzione
a pochi superstiti artigiani.
Alcune modifiche introdotte nella lavorazione hanno accorciato
il processo di panificazione, che resta tuttavia precluso
alla panificazione industriale, la quale richiede tempi notevolmente
più brevi.
Il pane cesareccio è una risorsa alimentare importante,
che va mantenuta e promossa. Presenta, infatti, spiccati caratteri
di tipicità e forti legami col territorio. La salvaguardia
e il mantenimento di questa produzione e la successiva promozione
sono una risorsa economica aggiuntiva e non in competizione
con la produzione dei forni “moderni.
|